il blog di LUIGI DI NAPOLI
combattiamo con Luigi Di Napoli contro gli abusi dei poteri forti e raccontiamo i fatti che gli altri nascondono o mistificano
giovedì 22 luglio 2010
lunedì 19 luglio 2010
Csm avvia procedura trasferimento per giudice Marra . Ma il Capo dello Stato rinvia l'esame al nuovo CSM
DESIDERIO DI SVOLTA E DI PULIZIA IN TUTTI I DISTRETTI DI CORTE D'APPELLO, SENZA DISTINZIONI DI ETICHETTE CORRENTIZIE O SOLO REGOLAMENTO DI CONTI TRA BANDE E CORRENTI ?
ROMA - All'indomani delle dimissioni sollecitate dall'Associazione nazionale magistrati nei confronti delle 'toghe' coinvolte nell'inchiesta sull'eolico e sulla cosiddetta Loggia P3, scendono in campo anche Csm e procura generale della Cassazione. La Prima Commissione di palazzo dei Marescialli ha avviato la procedura per il trasferimento di ufficio per incompatibilita' ambientale di Alfono Marra, il presidente della Corte di Appello di Milano che - stando a quanto riportato agli atti dell'ordinanza che ha aperto le porte del carcere al faccendiere Flavio Carboni, all'ex giudice tributario Pasquale Lombardi e all'ex assessore al comune di Napoli Arcangelo Martino - avrebbe ottenuto l'ambita carica dopo un'intensa attivita' di pressione esercitata dal 'gruppo' sul Csm e che sarebbe stato a sua volta oggetto di sollecitazioni per far riammettere la lista Formigoni esclusa dalle elezioni regionali. La procura generale di Cassazione, titolare dell'azione disciplinare assieme al ministro della Giustizia, ha invece avviato un'indagine disciplinare non solo su Marra ma anche sugli altri magistrati fuori ruolo rispetto ai quali il Csm non ha poteri di intervento. Si tratta di Arcibaldo Miller, capo dell'ispettorato del dicastero di Via Arenula dai tempi in cui ministro della Giustizia era il leghista Roberto Castelli. Miller, la cui posizione e' al vaglio degli inquirenti della Capitale assieme a quella del sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo e dell' avvocato generale della Cassazione Antonio Martone, non solo partecipo' al pranzo in casa del coordinatore del Pdl Doris Verdini al quale erano presenti, tra gli altri, il faccendiere Carboni e il senatore Marcello Dell'Utri, ma si sarebbe anche interessato a una ispezione (comunque mai attivata) negli uffici giudiziari di Milano sollecitata dal presidente della Regione Lombardia Formigoni. Gli altri magistrati citati nell'ordinanza di custodia cautelare sono invece destinati ad uscire dall'inchiesta disciplinare del pg della Suprema Corte: l'ex presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, al quale Lombardi si sarebbe rivolto per la trattazione della causa riguardante il sottosegretario dimissionario Nicola Cosentino, ha infatti lasciato la poltrona di primo magistrato d'Italia due giorni fa per raggiunti limiti di eta'; Antonio Martone, tra i magistrati presenti al pranzo a casa Verdini dove si ipotizza che si sia parlato di come influire sui giudici della Corte Costituzionale chiamati a decidere sulla legittimita' del 'Lodo Alfano', ha presentato domanda per andare in pensione la scorsa settimana. ''Sono contento che il Csm abbia aperto la procedura cosi' si chiarira' la mia posizione'', e' stato il commento a caldo di Alfonso Marra, che si e' dichiarato ''tranquillo'' perche' estraneo alla vicenda. L'alto magistrato sara' ascoltato nei prossimi giorni a Palazzo dei Marescialli, dopo che la presidente della prima commissione, Fiorella Pilato, avra' messo nero su bianco le contestazioni a suo carico. Gli unici contrari all'apertura della pratica su Marra sono stati i consiglieri laici del Pdl: Gianfranco Anedda ha votato contro in commissione, mentre Michele Saponara ha liquidato l'istruttoria come ''frutto del rancore maturato dopo la sconfitta'' di Renato Rordof alla presidenza della Corte di Appello di Milano. Eventuali richieste di trasferimento di Marra o azioni disciplinari esercitate dalla procura generale della Cassazione nei confronti delle 'toghe' coinvolte nell'inchiesta (e tra esse e' da appurare se vi sia anche il presidente della Corte di Appello di Salerno Umberto Marconi) saranno comunque valutate dopo l'estate e non dall'attuale Csm, che scadra' il prossimo 31 luglio. Sulla questione morale che sta scuotendo la magistratura e' tornato il vicepresidente di Palazzo dei Marescialli, Nicola Mancino, che ha voluto precisare di non aver autorizzato ieri il dibattito in plenum su un tema di cosi' ''grande rilievo'' senza che ne fosse a conoscenza il Capo dello Stato, e ha definito ''fuorvianti'' altre interpretazioni date al suo diniego. Mancino nei giorni scorsi ha smentito di aver fatto o subito pressioni sulla nomina di Marra, come emergerebbe da alcune intercettazioni agli atti dell'inchiesta della procura di Roma.
RESTANO IN CARCERE CARBONI E LOMBARDI - Il tribunale del Riesame di Roma ha deciso: Flavio Carboni e Pasquale Lombardi devono rimanere in carcere. Dunque, i ricorsi presentati dai legali dell'ex faccendiere e imprenditore e dell'ex giudice tributario e geometra arrestati l'8 luglio scorso sono stati rigettati. Le esigenze di custodia cautelare di Carboni e Lombardi, ha sostenuto il Riesame, ''non sono attenuate''. Gia' i pm Capaldo e Sabelli si erano espressi in questo senso, dando parere negativo alla revoca delle ordinanze di custodia cautelare. I legali delle difese, Borzone e De Cataldo per Carboni e Corrado Oliviero per Lombardi, a supporto della richiesta di revoca della custodia cautelare avevano tra l'altro invocato l'inutilizzabilita' delle intercettazioni telefoniche nelle quali sono coinvolti politici e sottolineato, nel caso di Carboni, l'eta' avanzata. Non e' escluso che queste argomentazioni possano essere riproposte in Cassazione una volta esaminate le motivazioni dell'ordinanza del Riesame. Intanto la procura prosegue le proprie indagini sulla cosiddetta P3 a ritmo serratissimo. E dalle carte spunta un elenco di persone che, in tempi abbastanza brevi e con tutta probabilita' a titoli diversi, dovranno essere ascoltate. E' un elenco lungo quello che il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Sabelli hanno stilato. Sono previste le audizioni del sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, del'ex presidente della corte di Cassazione Vincenzo Carbone, del governatore della Lombardia Roberto Formigoni e ancora del presidente della Corte di appello di Milano Alfonso Marra, del capo dell'ispettorato del dicastero della Giustizia Arcibaldo Miller e dell'ex avvocato generale della Cassazione Antonio Martone, Audizioni che non sono ancora state calendarizzate. Questi nomi fanno parte, per ora, solo di un elenco: non e' escluso che alcuni di loro, chiamati a piazzale Clodio, debbano essere accompagnati dagli avvocati, la qual cosa indicherebbe l'avvenuta iscrizione nel registro degli indagati. Iscrizione che, secondo quanto appreso, per alcuni sarebbe gia' in itinere. Intanto, prosegue l'esame degli atti di polizia giudiziaria e delle informative dei carabinieri. Gli inquirenti romani dovranno iniziare a interrogare i personaggi gia' finiti nel registro degli indagati dopo la scoperta dell'esistenza di un comitato d'affari interessato a condizionare alcuni apparati dello Stato. Il primo a venir interrogato sara' il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci, la settimana prossima. Dovranno poi presentarsi a piazzale Clodio il coordinatore del Pdl Denis Verdini, il senatore Marcello Dell'Utri e l'ex sottosegretario all' Economia Nicola Cosentino.
ANSA
ULTIM'ORA: IL CAPO DELLO STATO,CON UNA LETTERA A MANCINO, RINVIA L'ESAME AI NUOVI ELETTI DEL CSM
sabato 10 luglio 2010
domenica 4 gennaio 2009
DOPO I DECRETI INGIUNTIVI CONTRO GRUPPI BANCARI, ALTRA BANCA CONDANNATA. PIU' DI UN MILIONE DI EURO A UNA COPPIA DI CLIENTI
La causa civile, scrive il quotidiano "Il Gazzettino", era stata avviata da un imprenditore calzaturiero della Riviera del Brenta, oggi in pensione, e dalla moglie, dopo il crack finanziario del 2001 che aveva fatto perdere alla coppia quattro quinti di quanto investito. Secondo i giudici veneziani l'istituto di credito aveva il dovere di avvertire che non è opportuno procedere all'operazione rischiosa.
sabato 26 aprile 2008
GOVERNO BERLUSCONI/ALLA GIUSTIZIA CASTELLI O VITO PER IMPEDIRE I PROCESSI PILOTATI E TRUCCATI

Per l’approvazione di una riforma che abolisca la discrezionalità nella nomina dei magistrati sanzionandola con la nullità
e per una seria modifica della legge fallimentare
Gli arbìtri e gli abusi che spesso appaiono come veri e propri tentativi golpisti di una grigia cordata di magistrati frustrati che si coprono l’un l’altro, reclamano misure ben più energiche ed appropriate della pur necessaria separazione delle carriere e personalità diverse da avvocati che possano essere condizionati dalla preoccupazione di dover esercitare nuovamente la professione al termine del mandato ministeriale o da magistrati che non avrebbero la sufficiente autonomia dall’ordine di appartenenza e dallo spirito di casta e colleganza. Tra i nomi che circolano, i più qualificati per biografia e storia di coerenti battaglie per la neutralità, l’imparzialità e l’autonomia dei magistrati dalle correnti interne ed anche perchè non sono né avvocati né magistrati, sono quelli del sen. Roberto Castelli e dell’on. Elio Vito. Che, però, dovrebbero includere tra i Loro consiglieri ed esperti anche chi, si perdoni la presunzione e l’autocandidatura, come il sottoscritto, é stato processato ed assolto ventisei volte “perché il fatto non sussiste”, tratto agli arresti domiciliari per ben due volte per oltraggio a magistrato in udienza ed a pubblici ufficiali, ha rinunciato per ben due volte alla prescrizione ed all’amnistia in processi conclusi, sempre, con la formula più ampia di assoluzione. Ritengo che si potrebbero sbugiardare - come neppure il Presidente Berlusconi ed il sen. Castelli hanno, finora fatto, perché, probabilmente non immaginano che certe toghe sporche possano essere giunte a fare quanto appresso accennerò - quei magistrati che ancora tentano di scrivere commedie sull’inattuato principio della precostituzione del giudice naturale, omettendo di dire che la violazione di tale principio non é, in realtà, sanzionata, per cui il capo dell’ufficio può pilotare i procedimenti ed i processi a suo piacimento, assegnandoli ai colleghi che ritiene “più affidabili” e che possono garantirgli il risultato voluto, magari per favorire gli amici o gli amici degli amici. Ma vi é di più. Si é giunti al punto di processare, come é capitato a chi scrive, addirittura per interruzione di pubblico servizio, chi, presentando un ricorso per ricusazione del Giudice che non ritiene quello naturale, pretende di farsi giudicare da quello previsto dalle tabelle approvate dal CSM. Anche tale processo si é, ovviamente, concluso con un’assoluzione e con l’immagine di un’intimidazione rivolta al sottoscritto che aveva osato contestare con la ricusazione i criteri di assegnazione dei procedimenti. Senza dire, poi, che alcuni magistrati hanno escogitato misure ancora più pericolose ed “efficaci” degli arresti per bloccare gli antagonisti ed i contestatori. Sono le vendite dei beni e le sentenze di fallimento emesse, addirittura contro persone che risultano creditori di coloro i quali hanno presentato le istanze di fallimento. Sono tornati, insomma i Tibunali Speciali e le confische dei beni degli avversari, misure che i regimi totalitari e le dittature hanno usato ed usano per sopravvivere e puntellarsi. Di tutto questo posso fornire ampie prove. Le esperienze e le indagini da me effettuate sono a disposizione del nuovo Presidente del Consiglio e del nuovo Ministro della Giustizia, sicuro che dinanzi a tale mole di arbitri, documentalmente provati, si eviterebbe di intralciare una seria riforma della Giustizia anche da parte dei Magistrati più seri e che non usano la giurisdizione per interessi privati o per fare, come, purtroppo, talvolta, avviene, mercato. L’on. Vito è persona di lunga esperienza ed ha all’attivo coraggiose battaglie per la realizzazione di una vera democrazia condotte da decenni, anche all’interno del partito radicale. Al sen. Castelli non mancano tenacia e buona volontà, ma non deve credere che la sua riforma é efficace solo perché molti magistrati fingono di criticarla, in realtà per vederla approvata quale male minore. La sua riforma, per quanto sopra detto, allo stato insufficiente per evitare gli arbìtri e gli abusi di certi magistrati, deve essere integrata con norme che, concretamente, vietino ai capi degli uffici di assegnare a piacimento i procedimenti e prevedano sanzioni di nullità per le violazioni. Solo così si potrà evitare che i processi vengano pilotati e che
Per evitare, poi, che vengano usate come spauracchio le sentenze di fallimento, é urgente riformare in modo serio la legge fallimentare, prevedendo che la sentenza di fallimento possa essere pronunciata solo se l’istante il fallimento prova che il suo credito é stato accertato attraverso un provvedimento giurisdizionale definitivo e se ha provato, sempre con un titolo certo e definitivo, che il patrimonio del debitore non é capiente.
Luigi Di Napoli, presidente del Movimento Giuristi Democratici
luigidinapoli.blogspot.com
luigidinapoli5@libero.it
venerdì 28 settembre 2007
giovedì 27 settembre 2007
E' ormai indifferibile una concreta ed incisiva iniziativa del Presidente della Repubblica Napolitano, nella qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura finalizzata a stroncare un insidioso attacco alla Costituzione ed alla democrazia mosso da un torbido asse che comprende alcuni membri delle forze dell'ordine e ben individuati magistrati che operano nei distretti di Corte d'Appello di Lecce, Potenza, Catanzaro e Salerno. E' compito del Presidente Napolitano impedire, col sostegno dei rappresentanti degli elettori, che il CSM disattenda il suo ruolo di controllo ed eserciti oltre ogni legittimo limite solo quello di protezione anche di magistrati indifendibili, come purtroppo, frequentemente, accade. Il Capo dello Stato non é un notaio ed ha il potere e l'obbligo di informare e mandare messaggi alle Camere anche quando constata che in alcuni organi prevale la difesa di interessi ed esigenze diversi da quelli della collettività. Tali poteri, a dire il vero, da oltre quindici anni non vengono esercitati, con evidente danno per l'immagine ed il corretto funzionamento della Giustizia. L'emergenza democratica ben più preoccupante di quella, certamente grave, evocata da Silvio Berlusconi e che non può essere costituita solo dalla pur inquietante vicenda Visco-Speciale, costituisce da tempo - dice Luigi Di Napoli, presidente del Movimento Giuristi Democratici - un serio problema trascurato sia dal suo governo che dalla compagine di Prodi. Con insabbiamenti e depistaggi operati da settori deviati della Guardia di Finanza, della Polizia e dei Carabinieri che disonorano ed insultano così la memoria di tanti appartenenti a quei corpi che col tributo del loro sangue hanno assicurato la tenuta dello stato democratico oltre che l'impegno di tanti altri agenti ed ufficiali che onestamente ed in silenzio, quotidianamente, servono la Nazione. Ho documentato e sono pronto a documentarlo anche al Capo dello Stato - prosegue Di Napoli - alla Guardia di Finanza, alla Polizia ed ai Carabinieri oltre che al sen. Castelli, all'epoca Ministro della Giustizia ed al Procuratore Generale della Cassazione, l'esistenza DI UNA LOBBY
DI MAGISTRATI, CRIMINALI E FACCENDIERI ed ho denunciato che in alcuni ambienti dei distretti delle Corti d’Appello di Salerno, Catanzaro, Lecce e Potenza emergono velleitari tentativi di eversione dell’ordine democratico diretti a mutare la Costituzione dello Stato con la provocatoria applicazione e legittimazione, contro gli antagonisti, di alcune misure - decisamente combattute dalla coscienza democratica del Paese - adottate nel 1926 e poi abrogate, quali la ricostituzione dei Tribunali Speciali, gli arresti illegali, le visite psichiatriche ed i sequestri definitivi, camuffati con fallimenti (finti e simulati) confezionati per intimidire, delegittimare e punire, privandole dei loro beni, le persone pericolose, quelle cioè scomode, con la lingua lunga e che contestano le deviazioni e le degenerazioni delle lobby tra criminali dai colletti bianchi, corporazioni e comitati d’affari. Non é successo niente. Tutto é restato come prima. Salvo l'uscita di scena del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Potenza, Galante che pesanti responsabilità, insieme ad altri magistrati ha nella copertura di tante degenerazioni e comitati d'affari. E' sembrato - conclude DI NAPOLI - che si sia avuta paura di avere coraggio, sia da parte del Governo Prodi che di quello precedente guidato da Berlusconi. Che sia prevalsa "l'opportunità" di non toccare i magistrati chiacchierati, di evitare l'approvazione di una seria legge che sanzioni e punisca i loro abusi e le loro porcate che mortificano il prestigio e l'entusiasmo dei magistrati onesti che fortunatamente, pure esistono e lottano per non farsi isolare dai colleghi coinvolti nei comitati d'affari. E' realistico credere che molti politici abbiano degli scheletri negli armadi ed abbiano paura di finire nel mirino di qualche Giudice e che pertanto, essendo sostanzialmente ricattati, non possano muoversi. Costoro devono fare un solo movimento. Andarsene. E consentire il rinnovamento auspicato anche dal Presidente della Repubblica ed il ricambio, una buona volta per sempre, con gente non ricattabile ed autonoma. E non avendo, la Nazione, bisogno di politici che non hanno il coraggio di chiedere l'intervento del Presidente della Repubblica anche per far luce sull'impunità concessa ad alcuni magistrati che velleitariamente tentano di scardinare lo Stato democratico, di annientare chi li critica e di usare la giurisdizione per favorire interessi privati.
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